Sostenibilità

La pesca del corallo nel Mediterraneo

Il corallo rosso mediterraneo (Corallium Rubrum) si forma in colonie ramificate che possono superare anche i 40-50 cm di altezza. I coralli più in superficie, fino a 50 metri in profondità, sono caratterizzati da colonie di piccole taglie, molto dense e con un valore economico limitato, mentre i coralli più in profondità, oltre i 50 m di sotto il livello del mare, sono caratterizzati da colonie ampie e sparse e da un elevato valore commerciale. Nel corso dei secoli il corallo mediterraneo è stato soggetto a un’intensa e talvolta violenta attività di pesca che ha portato di recente all’elaborazione di politiche ambientali volte a regolarne la pesca e l’utilizzo. Tuttavia, secondo quanto affermano gli scienziati, il corallo mediterraneo non è da considerarsi una specie in via di estinzione, poiché consistenti colonie sono sparse e distribuite in tutto il Mediterraneo e la maggior parte degli organismi continua a riprodursi. Per tale motivo, il corallo mediterraneo non rientra nella Convenzione di Washington.

A livello europeo la pesca e l’utilizzo del corallo Rubrum, citato nell’European Union Habitat Directive, sono regolamentate da apposite normative che proibiscono l’uso di strumenti che possano danneggiare i fondali e le specie marine dell’area mediterranea. In Italia, con la legge regionale n.59 del 5 giugno 1979, viene introdotta una normativa volta a regolare e controllare la pesca del corallo nel Mar Mediterraneo e a garantire la crescita continua del Rubrum. Dieci anni dopo, la legge regionale n.23 del 30 maggio 1989, ha introdotto ulteriori restrizioni per difendere l’ecosistema marino da attività di pesca intensiva e vietare l’uso di attrezzature aggressive a forte impatto sul corallo e sulla biodiversità marina. La pesca del corallo nel Mediterraneo oggi è eseguita esclusivamente dai pescatori subacquei con apposita licenza che, immergendosi in profondità, scelgono in maniera selettiva solo i rami più grandi, lasciando che quelli più piccoli continuino a crescere.

La pesca del corallo nell’Oceano Pacifico

Anche le popolazioni che si affacciano sull’Oceano Pacifico vantano una lunga tradizione nella pesca e nella lavorazione del corallo, iniziata già agli inizi del 1800. I principali paesi dell’area nordovest del Pacifico specializzati nella pesca del corallo sono Taiwan, Giappone e Cina.
Nel 1965 viene scoperto un enorme raggruppamento di corallo rosa a circa 400 m di profondità nel noto banco di Milwaukee nei pressi dell’Emperor Seamount Chain. Per circa 20 anni il Milwaukee Bank ha fornito la quasi totalità del corallo pacifico ai mercati nazionali ed internazionali.
Anche nell’area del Pacifico i metodi e gli strumenti di pesca si sono evoluti nel corso degli anni. Inizialmente il dragaggio era effettuato attraverso reti legate a pietre pesanti e spinte giù verso il fondo del mare. Oggi si utilizzano, invece, imbarcazioni sottomarine che arrivano a oltre 200 m di profondità e che raccolgono rami di corallo con l’utilizzo di braccia meccaniche.

La pesca del corallo è regolamentata in queste zone da apposite normative che disciplinano le aree di pesca e le specie protette. Il corallo pacifico proveniente in prevalenza dalla Cina è stato inserito nella Convention on International Trade in Endangered Species, altrimenti nota come CITES, in quanto specie da proteggere contro il pericolo di estinzione dovuto al commercio internazionale. L’accordo internazionale regola, infatti, dal 2008 l’importazione e l’esportazione del corallo proveniente dal Pacifico.

La Ricerca Scientifica

La ricerca scientifica ha avuto e continua ad avere un ruolo importante nella gestione della pesca e della lavorazione del corallo, sia mediterraneo sia pacifico, suggerendo le migliori strategie per gestire un’importante risorsa marina e un utilizzo compatibile con la sua conservazione.
Per quanto riguarda il corallo rosso del Mediterraneo, il principale obiettivo della ricerca scientifica riguarda la sua tutela e gestione, proponendo modelli di sfruttamento che indicano il prelievo compatibile con la velocità di crescita delle colonie. Recenti ricerche sugli aspetti della biologia riproduttiva delle popolazioni di coralli effettuate su alcune colonie nel Mediterraneo hanno consentito di realizzare simulazioni dell’andamento nel tempo della popolazione.

I risultati dimostrano, infatti, la presenza di colonie vitali, la cui sopravvivenza dipende dall’attenzione che verrà posta alla sua tutela e dalle tendenze future del clima globale. A tal proposito, occorre sottolineare le differenze che esistono tra il corallo rosso usato in gioielleria e i coralli delle barriere coralline nelle aree tropicali. Gli zoologi li mettono nella stessa divisione, gli Cnidari, e nella stessa classe, gli Antozoi, ma i coralli delle formazioni coralline sono Madrepore, mentre il corallo rosso è un Gorgonaceo e si trova sui fondi rocciosi al di sotto di 10-15 metri, fino a profondità più rilevanti, dove appunto i pescatori vanno in cerca del corallo rosso.